Il restauro

Restauro del Teatro Gerolamo di Milano

La riapertura di un teatro molto amato in passato dalla cittadinanza milanese è apparsa da subito un obiettivo complesso e un’operazione dai caratteri unici.

La situazione iniziale si dimostrava critica: la salvezza dei decori di sala, nascosti da teli che ne offuscavano il valore, appariva problematica; la dotazione di impianti era carente – in particolare, i meccanismi lignei del palcoscenico erano ormai scomparsi, insieme alla decorazione di tutti gli ambienti esterni alla sala.

Il lavoro si è compiuto aderendo a criteri di consolidamento strutturale, di restauro conservativo e di ricostruzione delle mancanze: tra queste, ad esempio, l’allestimento della nuova macchina scenica, di  utilizzo flessibile; o i nuovi impianti strutturali, che -poco visibili agli occhi del pubblico- permettono il funzionamento del teatro consentendone la messa a norma.

Agli stessi principi si ispira l’obiettivo di conferire nuova vita e un nuovo utilizzo agli spazi limitrofi alla sala, come il piano cantinato e il secondo piano, in un confronto continuo con le esigenze della direzione artistica.

Impossibile, in fase di restauro, non tenere conto della storica appartenenza dell’edificio alla tradizione classica del teatro all’italiana -di cui il Teatro alla Scala di Milano è  l’esempio più illustre-: il Gerolamo vi appartiene, tra i più piccoli,  senza esserne una parodia. Costruito in pochi mesi nel 1868, il Gerolamo abbina la scelta tipologica al carattere popolare richiesto dagli spettacoli di marionette, essi stessi riduzioni. degli spettacoli d’opera.

“Se non ci si scrivesse al di fuori ‘Questo è un Teatro’, nemmeno Edipo indovinerebbe l’uso cui è destinato”

La citazione -una nota di Francesco Milizia a proposito della sala dei Primi a Pisa, la cui facciata era indistinta tra gli edifici adiacenti- ben si addice anche a questo teatro, quasi invisibile dall’esterno e affacciato sul cortile interno. Il Gerolamo è un esempio della modalità costruttiva tipica delle strade di Milano e ne costituisce l’essenza: nasconde i suoi segreti negli spazi interni, corti spesso sorprendenti per ciò che contengono, in una “città tutta di pietra in apparenza e dura, ma morbida invece di giardini interni” (Alberto Savinio).

Un ultimo merito ‘affettivo’ va al Gerolamo, poiché durante il tempo del suo cantiere si è spesso creata un’atmosfera unica, quasi ‘pre-professionale’, tra tutti coloro che vi erano coinvolti, artefici di un mondo sospeso nel tempo, dominati spesso da un senso di meraviglia e di avventura che superava le singole specializzazioni e interpretazioni.

Questo è stato il vero progetto.

Il restauro dei palchi -sobrio e insieme fastoso decoro della sala, scena “fissa” del teatro- va alla scoperta del gusto, dei colori e dei temi di un tempo, dove gli strumenti musicali si alternano alle fiabe e ai personaggi dello spettacolo. Stratigrafie puntuali hanno permesso il riconoscimento dell’aspetto iniziale, soprattutto per quanto riguarda l’atrio ottagonale e i decori di sala – senza dimenticare, tuttavia, le reiterate sovrapposizioni aggiunte dalle epoche successive.

Il soffitto è ora adorno di un adeguato disegno in chiaroscuro, con sottili cornici d’oro.
Si tratta di un abito nuovo, confezionato tenendo conto di quelli sdruciti che non vanno dimenticati, ma che al contempo lascia intendere nuove possibili vestizioni.
Questa tensione si trova ben riassunta nell’accostamento di pareti rosse e pareti verdi, di sedie rosse nei palchi a sedie verdi in platea. L’introduzione di una preziosa e raffinata tappezzeria di disegno neoclassico si accosta alle assi verniciate dei retropalchi, mantenendo viva la memoria delle generazioni di spettatori che ci hanno preceduto e accogliendo al contempo le generazioni presenti.

 

L’équipe responsabile del restauro