Anna Karenina | Valter Malosti

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28 marzo 2020

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29 marzo 2020

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Irene Ivaldi - Lamberto Curtoni

La società pietroburghese di cui Anna Karenina fa parte è di fatto una cerchia ristretta di persone che obbediscono, in maniera diversa, a ferree regole di convenienza. Anna è bella, brillante, ancora giovane, animata da un’ansia di vita che le impedisce l’appagamento per un ménage familiare privo di sorprese. L’incontro con il giovane Vronskij -ricco, intelligente, nobile, avviato a una felice carriera nell’esercito-, è deflagrante per il futuro della donna. Per lui Anna rinuncerà a vedere il figlio che ama, a godere degli agi del milieu dal quale erroneamente crede di essersi affrancata e che invece le sta erigendo intorno un muro di ostilità e di risentimento che la porteranno alla disperazione.

«Anna muore di mancanza di libertà.
Fa pensare a uno splendido uccellino in gabbia che, ben curato, nutrito, ammirato, inizia a illudersi di poter vivere al di là delle sbarre. Scappa dalla voliera, si inebria di un’aria diversa. Ma proprio quando spiega le magnifiche ali per librarsi, si accorge di non poter volare.
Anna vorrebbe che l’amore –corrisposto- per Vronskij non fosse contaminato dalle leggi che regolamentano i rapporti ordinari: per questo inizialmente rifiuta l’offerta di divorzio che il zelante marito le offre. Non vedere il figlio le procura un dolore indicibile, le pagine che Tolstoj dedica all’incontro segreto tra Anna e il suo piccolo Serёža sono strazianti.
Anna è sincera e vuole esserlo ad ogni costo. Non potendo emanciparsi dal senso di colpa, intuendo che anche la colpa in fondo è frutto di un condizionamento sociale, adotta un modus vivendi apparentemente sfrontato ma in realtà estremo, moralistico, cercando la sincerità e la trasparenza nella propria condotta. Non ama la figlia che ha avuto dall’amante e non fa nulla per nasconderlo, sfida la società mostrandosi a teatro –il luogo emblema della finzione e nel contempo dello disvelamento della propria interiorità-. Ma non è forse anche la sincerità una convenzione? Non esiste solo in rapporto alla menzogna?»

Anna comincia a essere prigioniera di se stessa.
Teme che l’amore di Vronskij stia venendo meno, è sempre più gelosa, probabilmente invidiosa: all’uomo è concessa l’evasione anche grazie al lavoro mentre alla donna no. Il ritmo del suo pensiero è più veloce, le frasi sincopate, quello che urla non è poi diverso da ciò che direbbe una qualsiasi donna gelosa, le parole si fanno singhiozzi, singulti, sbuffi veloci di un treno che non si ferma, che non si fermerà neanche quando Anna sarà riversa esanime sui binari. Perché il romanzo, come il treno impietoso, non finisce qui. Sarà la storia di Levin, il cui destino è intrecciato a quello della Karenina, a ridare fiato e tempo al lettore. Tanto sapevamo già come sarebbe finita Anna, lo sapevamo da molto prima di leggere il libro. Ce l’avevano detto amici, scrittori, giornali, recensioni, che Anna sarebbe morta. Ed è una delle prime confidenze che fa al lettore, che c’è un “brutto segno” da interpretare, e che la sua vita da quel momento in poi sarà una corsa a braccia spalancate, gonfia di vita e di risolutezza, verso la realizzazione di un presagio funesto.

In un’ora è magicamente condensata, attraverso un fitto dialogo tra voce e violoncello, la traiettoria di vita di Anna, cui dà voce e corpo Irene Ivaldi. Al violoncello Lamberto Curtoni esegue composizioni russe e musiche originali composte da Curtoni. La cura del progetto è di Valter Malosti che ha adattato per il teatro la splendida e recentissima traduzione di Claudia Zonghetti edita da Einaudi.

CAST

adattamento teatrale e regia di Valter Malosti
traduzione Claudia Zonghetti (gentilmente concessa da Einaudi editore)
in scena Irene Ivaldi
musiche eseguite dal vivo al violoncello da Lamberto Curtoni
musiche originali di Lamberto Curtoni - musiche di repertorio di Prokofiev, Gubaidulina, Weinberg, Russian folk songs trascritte per violoncello da Lamberto Curtoni
luci Michele Abate
produzione Teatro di Dioniso

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