Anche per oggi non si muore. Lo strano caso del “Signor G”

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Era l’autunno del 1970 quando, sul palco di un teatro della provincia milanese, veniva alla luce (dei proiettori): il Signor G.
Ma chi è il Signor G?
Nato dalla mente e dal corpo di Giorgio Gaber, con l’aiuto della penna di Sandro Luporini, il Signor G è un uomo qualunque; un piccolo borghese, che nasce, lavora, si innamora, si diverte e poi (forse) muore.
Un uomo del nostro tempo, pieno di contraddizioni e di ripensamenti, di slanci e di frustrazioni, di lucide intuizioni e di luoghi comuni.
Quella del Signor G potrebbe essere la storia di ognuno di noi. Raccontarla è anche un pretesto per guardarci dentro e per riflettere sulla società in cui viviamo.
Lo spettacolo ripercorre oltre trent’anni di canzoni e monologhi che Gaber ha portato in scena nel suo “teatro-canzone”.
Tre decenni di parole e musica che hanno raccontato, senza sconti o compromessi, le trasformazioni della società e dei sentimenti collettivi, le preoccupazioni e i sogni degli individui, esaminando e stigmatizzando i vizi e gli umori di tutta la società.

Ideato e proposto da Stefano Orlandi, affiancato (non solo in qualità di musicisti) da Massimo Betti alla chitarra e Stefano Fascioli al contrabbasso con la regia di Omar Nedjari che ha collaborato anche alla drammaturgia, “Anche per oggi non si muore” racconta una storia unitaria ripercorrendo tutte le tappe principali della produzione gaberiana.
Ci siamo immaginati un “Signor G” che, orfano del suo autore (come uno dei sei personaggi di Pirandello), decida di porre fine a questa sua esistenza di “fantasma”; ma, per uno strano scherzo del destino, dovrà farlo proprio lì dove oltre cinquant’anni prima è nato, ovvero su un palcoscenico e dopo aver riraccontato a un pubblico la sua storia.
Si aggira pertanto per i teatri, ovunque si stia tenendo una rappresentazione, con l’intenzione di intromettersi e di portare a termine il proprio proposito. Ma ogni tentativo fallisce miseramente. Questa volta capita in un teatro dove sta per iniziare un concerto di musica contemporanea e finalmente sembra essere la volta buona...
Il finale, in perfetto stile gaberiano, ribalta però le prospettive e parafrasando uno spettacolo del 1974 anche questa volta si dovrà dire “anche per oggi non si… muore”.
Al “Signor G” non resterà che uscire dal teatro e ritornare nella strada, perché:

𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑒̀ 𝑙'𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑒𝑧𝑧𝑎.
𝐶'𝑒̀ 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎, 𝑖𝑙 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑠𝑐𝑖𝑟𝑒
𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎, 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑎𝑧𝑧𝑎.
𝐵𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎.

CREDITI

Con Stefano Orlandi
Massimo Betti - chitarra
Stefano Fascioli - contrabbasso
Regia Omar Nedjari
Scene e costumi Maria Paola Di Francesco
Produzione ATIR Teatro Ringhiera

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